Malattie autoimmuni
e gravidanza

Le malattie autoimmuni e la gravidanza si influenzano a vicenda, a volte con conseguenze positive, altre, invece, potenzialmente negative. Per favorire il buon esito della gravidanza, è importante che si attenda uno stato di quiescenza o di buon controllo della malattia che perduri da alcuni mesi prima di programmare il concepimento.
È nota infatti una maggiore frequenza di complicanze nei casi in cui il concepimento sia avvenuto in un periodo di controllo non ottimale della patologia.

La gravidanza, infatti, può stimolare un andamento variabile nella malattia.
Per contenere il più possibile i potenziali rischi, sono fondamentali una diagnosi precoce e precisa, una terapia mirata e lungimirante e la stabilizzazione costante della malattia.
Saranno i medici a guidare la donna e la sua famiglia, passo dopo passo, lungo il percorso migliore.

Gravidanza: quali rischi?

Durante la gravidanza l’attività della patologia autoimmune può seguire un andamento variabile. Per questo, è necessario uno stretto dialogo con gli specialisti per prevenire i possibili disagi. Detto questo, va sottolineato che le patologie autoimmuni sono molte e differenti tra loro e non per tutte la gravidanza rappresenta un rischio. Per alcune, anzi, è frequente un periodo di miglioramento dei sintomi.

È il caso per esempio dell’artrite reumatoide: circa la metà delle pazienti nota un miglioramento entro il primo trimestre e un quarto di loro va incontro a remissione. Come già sottolineato, per avere una gravidanza senza complicanze è importante avere un buon controllo della malattia prima del concepimento.

Anche il 58,5% delle pazienti con artrite psoriasica migliora*: la gestazione infatti spesso induce una remissione della malattia infiammatoria (sia cutanea che articolare). Ovviamente anche in questo caso è importante che fin dal concepimento, o ancor meglio prima, la malattia sia in fase di remissione e che la terapia sia stata adeguata o rivalutata qualora necessario.

Per le donne con Lupus eritematoso sistemico (LES) la gravidanza può rappresentare un periodo di maggior rischio di riacutizzazioni, più frequenti nel secondo e terzo trimestre della gravidanza e nel puerperio, soprattutto se la malattia era attiva nei sei mesi precedenti il concepimento e se gli organi vitali erano stati coinvolti. Le riacutizzazioni del LES in gravidanza hanno un’incidenza del 35-75% (ma in circa la metà dei casi in modo lieve, solo nel 15-30% sono moderate-severe) e possono essere di vario tipo: muco-cutanee, articolari, ematologiche, renali, neurologiche o vascolari**.

Dalla letteratura scientifica emerge che l’andamento della psoriasi durante la gravidanza non è prevedibile. In molte pazienti i sintomi migliorano, in altre rimane stabile, mentre in altre la malattia peggiora. Al contrario, la maggior parte delle pazienti peggiora nel post-parto, mentre in una minoranza dei casi la malattia migliora o rimane stabile. Sembra che gli estrogeni abbiano un ruolo importante e agiscano favorendo il miglioramento della psoriasi. Infatti, nelle prime fasi della gravidanza la concentrazione degli estrogeni nel sangue aumenta gradualmente. Dopo il parto si riduce per tornare, entro un mese dal parto, ai livelli antecedenti alla gestazione. Questo spiegherebbe la recidiva/ il peggioramento delle manifestazioni cutanee dopo il parto***.

Da studi recenti si evince che una terapia personalizzata basata sulla stratificazione del rischio di riacutizzazione della malattia materna può permettere di mantenerne la remissione durante la gravidanza o di osservarne una minima attività.
Questo è consentito dalla crescente confidenza nell’utilizzo di farmaci anti-reumatici durante la gravidanza.
Oggi si consiglia un monitoraggio mensile clinico-laboratoristico delle pazienti, in modo da evidenziare in tempi brevi i primi segnali di ripresa di attività della malattia, per poter intervenire tempestivamente con terapie mirate e personalizzate.

* Fonte: Polacheck et al., 2017, in Gli Speciali di AboutPharma, La tutela della salute della donna con malattie reumatiche croniche in età fertile, n. 7, Ottobre 2017, p. 9.
**Fonte: Østensen et al., 2012, in Gli Speciali di AboutPharma, La tutela della salute della donna con malattie reumatiche croniche in età fertile, n. 7, Ottobre 2017, p. 4.
***Fonte: SIDeMaST, Psoriasi e Gravidanza. Guida per la paziente. Disponibile al link: http://amministra.sidemast.org/download/sidemast_20190916114856.pdf. (Ultimo accesso: aprile 2020)

la gestione della terapia

La gestione della terapia è una delle preoccupazioni principali delle donne con patologia autoimmune che desiderino avere un figlio. La paura principale è che sia nociva e che possa arrecare danni al nascituro.

La sensibilità individuale, aumentata dalle particolari condizioni psico-fisiche legate alla gestazione, può portare alla tentazione di interrompere la terapia, seguendo il proprio istinto senza consultare il medico. Vanno invece seguite in modo estremamente scrupoloso tutte le indicazioni del o dei medici.

Per la salute di mamma e bambino, infatti, è essenziale che durante la gravidanza la malattia venga mantenuta in remissione con le terapie adeguate. È necessario valutare con il massimo scrupolo il rischio di riacutizzazione e mettere in atto tutte le strategie per evitare o ridurre le riacutizzazioni.

L’argomento “terapia” dovrà essere dunque approfondito con lo specialista durante il counseling preconcezionale, per poter stabilire la compatibilità tra il desiderio di maternità e il trattamento in corso che potrà essere modificato, qualora necessario.

Si scoprirà che, sebbene ci siano dei farmaci da sospendere prima della gravidanza e altri al momento del concepimento, esistono principi attivi la cui assunzione deve iniziare o continuare durante tutta la gestazione per salvaguardare madre e nascituro.

Seppur con qualche distinguo in relazione alle differenti posologie, alle differenti molecole etc. (comunque governati dagli specialisti di riferimento), la maggior parte dei farmaci utilizzati per la terapia delle malattie autoimmuni, dal classico cortisone ai più recenti farmaci biologici anti-TNF alfa, sono da considerarsi sicuri anche durante la gestazione, quindi non solo non è necessario sospendere il trattamento, ma è decisamente sconsigliabile.

Accanto a questi, esistono alcune categorie di medicinali da somministrare solo in casi particolari e altre potenzialmente tossiche per il feto, che devono essere sospese prima del concepimento, per un periodo sufficientemente lungo da poter essere completamente eliminate dall’organismo materno.

Un discorso a parte va fatto invece sugli effetti a lungo termine che la terapia per la malattia autoimmune assunta durante la gestazione (in particolare quella con farmaci biologici) può avere sulla salute del bambino e, in maniera più specifica, sulla funzionalità del suo sistema immunitario. Questa preoccupazione ha rappresentato a lungo un cruccio per genitori e clinici.

Oggi numerosi studi scientifici indicano invece che i bimbi nati da madri che hanno assunto tali farmaci non mostrano alterazioni sullo sviluppo del sistema immunitario e, in particolare, non presentano un significativo rischio di infezioni gravi.

Viene comunque suggerita cautela con le vaccinazioni: si sconsigliano infatti i vaccini contenenti patogeni vivi nei primi sei mesi di vita del neonato. Nessun problema invece nel seguire il calendario vaccinale nazionale per quanto riguarda i vaccini contenenti proteine di sintesi o patogeni uccisi.

Campagna di informazione su malattie autoimmuni e pianificazione familiare promossa da: