Diventare Mamma

Malattie reumatiche e gravidanza

La maternità non è più solo un sogno per le donne con malattie reumatiche e sono sempre di più quelle che si aspettano una vita normale, che includa la possibilità di affrontare la gravidanza e avere un figlio sano.

Sebbene le malattie reumatiche condizionino negativamente la donne che ne sono colpite, negli ultimi anni migliori capacità diagnostiche e terapeutiche consentono di mantenere la patologia in remissione per lunghi periodi. Inoltre, le nuove conoscenze hanno escluso una trasmissione diretta da madre a figlio. Pertanto, sempre più pazienti si aspettano una vita normale che include la possibilità di avere figli.

Un tempo si sconsigliava alle donne con una malattia reumatica di affrontare una gravidanza. Il timore era che la patologia peggiorasse o che agisse negativamente sull’andamento della gestazione.

Oggi la situazione è molto diversa e le attuali conoscenze permettono di affrontare la gravidanza con serenità, sebbene con le dovute precauzioni. Una corretta gestione prima, durante e dopo la gravidanza permette di realizzare il sogno di diventare mamma, favorendo la nascita di un bambino sano e contrastando la possibilità di complicanze correlate alla malattia reumatica.

Il primo passo è fondamentale: affidarsi a medici competenti.

È consigliabile rivolgersi a un team multidisciplinare, che comprenda il reumatologo, il ginecologo ed eventualmente il neonatologo e altri specialisti che possano rendersi necessari caso per caso.

Se hai una malattia reumatica, oggi puoi programmare una gravidanza. Parlane con il tuo medico.

La gravidanza

Le malattie reumatiche e la gravidanza si influenzano a vicenda, a volte con conseguenze positive, altre, invece, potenzialmente negative.

Per favorire il buon esito della gravidanza, è importante che si attenda uno stato di quiescenza o di buon controllo della malattia reumatica che perduri da almeno 6 mesi prima di programmare il concepimento.

È nota infatti una maggiore frequenza di complicanze nei casi in cui il concepimento sia avvenuto in un periodo di controllo non ottimale della patologia.

La gravidanza può stimolare un andamento variabile nella malattia.

Per contenere il più possibile i potenziali rischi, sono fondamentali una diagnosi precoce e precisa, una terapia mirata e lungimirante e la stabilizzazione costante della malattia.

Saranno i medici a guidare la donna e la sua famiglia, passo dopo passo, lungo il percorso migliore.

Gravidanza: quali rischi?

La gravidanza può rappresentare un periodo particolarmente complesso, durante il quale l’attività di malattia materna può seguire un andamento variabile, pertanto è necessario uno stretto dialogo con gli specialisti per prevenire i possibili disagi.

Detto questo, va sottolineato che le patologie reumatiche sono molte e differenti tra loro e non per tutte la gravidanza rappresenta un rischio.

Per alcune, anzi, è frequente un periodo di miglioramento dei sintomi. È il caso per esempio dell’artrite reumatoide: circa la metà delle pazienti nota un miglioramento entro il primo trimestre e un quarto di loro va incontro a remissione. Come già sottolineato, per avere una gravidanza senza complicanze è importante avere un buon controllo della malattia prima del concepimento.

Anche il 58,5% delle pazienti con artrite psoriasica migliora*: la gestazione infatti spesso induce una remissione della malattia infiammatoria (sia cutanea che articolare). Ovviamente anche in questo caso è importante che fin dal concepimento, o ancor meglio prima, la malattia sia in fase di remissione e che la terapia sia stata adeguata o rivalutata qualora necessario.

La spondilite anchilosante in genere non ha effetti sulla gravidanza in termini di aborti spontanei o parti prematuri. Tuttavia, è necessario prestare le maggiori attenzioni possibili perché i sintomi possono peggiorare a causa dell’impegno cui sono costretti il bacino e le anche durante la gestazione. A essere colpite infatti sono prevalentemente schiena (colonna vertebrale) e bacino (articolazioni sacro-iliache).

Per le donne con Lupus eritematoso sistemico (LES) la gravidanza può rappresentare un periodo di maggior rischio di riacutizzazioni, più frequenti nel secondo e terzo trimestre della gravidanza e nel puerperio, soprattutto se la malattia era attiva nei sei mesi precedenti il concepimento e se gli organi vitali erano stati coinvolti. Le riacutizzazioni del LES in gravidanza hanno un’incidenza del 35-75% (ma in circa la metà dei casi in modo lieve, solo nel 15-30% sono moderate-severe) e possono essere di vario tipo: muco-cutanee, articolari, ematologiche, renali, neurologiche o vascolari**.

Da studi recenti si evince che una terapia personalizzata basata sulla stratificazione del rischio di riacutizzazione della malattia materna può permettere di mantenerne la remissione durante la gravidanza o di osservarne una minima attività.

Questo è consentito dalla crescente confidenza nell’utilizzo di farmaci anti-reumatici durante la gravidanza.

Oggi si consiglia un monitoraggio mensile clinico-laboratoristico delle pazienti, in modo da evidenziare in tempi brevi i primi segnali di ripresa di attività della malattia, per poter intervenire tempestivamente con terapie mirate e personalizzate.

* Fonte: Polacheck et al., 2017, in Gli Speciali di AboutPharma, La tutela della salute della donna con malattie reumatiche croniche in età fertile, n. 7, Ottobre 2017, p. 9.
**Fonte: Østensen et al., 2012, in Gli Speciali di AboutPharma, La tutela della salute della donna con malattie reumatiche croniche in età fertile, n. 7, Ottobre 2017, p. 4.

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